
Pip: Roberto Alborghetti punta la fotocamera su un muro scrostato e ci vede un quadro da galleria. Il che dice qualcosa su di noi, non sul muro.
Mara: In questo episodio esploriamo il Photo Summer Festival, un progetto fotografico sulle città e su come il degrado urbano possa diventare linguaggio visivo. Partiamo subito da lì.
Scrolliamo e scorriamo come se tutto fosse uno schermo…
Pip: La questione che apre il festival è semplice ma non banale: stiamo ancora guardando davvero ciò che ci circonda, oppure scorriamo tutto come se fosse uno schermo?
Mara: Il post di apertura del festival risponde con una dichiarazione precisa: “Sono segni che ci invitano a rallentare, a fermare il nostro passo, a tornare ad osservare ciò che ci sta intorno, a vedere con calma, a muovere gli occhi con più lentezza, evitando di scrollare velocemente le scene che abbiamo davanti, perchè ormai si agisce come se tutto fosse diventato uno schermo.”
Pip: Il punto non è la fotografia in sé — è che abbiamo smesso di fermarci. Lo schorrimento rapido che facciamo sui social lo stiamo applicando anche alla strada, ai muri, alle città reali.
Mara: E il festival nasce proprio da questa convinzione: le fotografie ravvicinate di muri a Roma, Barcellona, Bari e Londra mostrano lacerazioni, corrosioni, ruggine, crepe. Tutto ciò che normalmente ignoriamo perché lo leggiamo come semplice degrado.
Pip: Degrado che, visto da vicino, assomiglia a un Basquiat senza firma.
Mara: Esattamente quella è la tesi. I colori scelti per questa edizione estiva richiamano le tinte della bella stagione, ma l’argomento di fondo è che i muri delle città sono, come scrive, “materia viva” in ogni stagione.
Mara: Tutto questo si inserisce nel progetto LaceR/Actions, una ricerca multidisciplinare sul degrado del paesaggio urbano — manifesti strappati, superfici deteriorate — che ha portato alla raccolta di oltre centottantamila immagini nel mondo.
Pip: Queste immagini vengono poi trasferite su tela, riprodotte su litografie o su tessuti come la seta pura, oppure trasformate in video. Il degrado diventa materia da esporre.
Mara: Il post descrive i manifesti decomposti come una città “riconoscibile, che si autodistrugge nei propri messaggi, si autorigenera e si riproduce in nuovi elementi visivi, spesso contraddittori, dissonanti, discordanti, ma comunque sorprendentemente vitali.”
Pip: Vitali. È la parola che conta. Non rovine, non nostalgia — qualcosa che continua a produrre senso anche mentre si sgretola.
Mara: Il festival appena aperto promette altri sguardi sulle stesse città nelle prossime settimane. La domanda che rimane è se siamo disposti a rallentare abbastanza da vederle.
Pip: Prossima volta, forse, un muro che risponde.
Link al post: https://robertoalborghetti.com/2026/06/24/photo-summer-festival-26-images-to-return-to-observing-the-world-of-our-cities-1/
