Pip: Un vecchio autobus arrugginito che gira il mondo senza muoversi di un centimetro — Roberto Alborghetti ha capito qualcosa che le compagnie di trasporto pubblico non capiranno mai.
Mara: Oggi parliamo del ritorno del progetto The Ghost Bus nella terra di Robin Hood, tra arte, macrofotografia e connessioni internazionali. Cominciamo dalla serata di Beeston.
“ABSOLUTELY FASCINATING AND PHENOMENAL!”: THE GHOST BUS TORNA NELLA TERRA DI ROBIN HOOD
Mara: Al centro di tutto c’è una domanda semplice e radicale: può il degrado diventare arte? La serata al The Star Inn di Beeston, Nottingham, ha provato a rispondere davanti a un pubblico selezionato di artisti, esperti culturali e docenti universitari.
Pip: La deputata al Parlamento inglese Juliet Campbell era tra gli ospiti, e ha trovato le parole giuste: il progetto è stato definito “assolutamente affascinante, fantastico e fenomenale”, oltre che un mezzo per diffondere arte e cultura, creando connessioni con il mondo.
Mara: Quella frase non è solo un complimento di circostanza. Significa che un autobus abbandonato in un garage di Chilwell è diventato un vettore diplomatico — arte visiva come strumento di incontro tra nazioni, come ha sottolineato la stessa Campbell.
Pip: Un autobus che non si muove e connette il mondo. La metafora scrive da sola.
Mara: Marysia Zipser, che ha promosso la serata con ACT Art Culture Tourism, ha ripercorso le origini del progetto nel 2014, quando il primo incontro con l’autobus URR 865 al deposito di Chilwell ha dato il via a tutto. La serie di videoclip presentata durante la serata ha sorpreso il pubblico con la forza visiva della macrofotografia — graffi, crepe, corrosioni, ruggine trasformati in paesaggi.
Pip: Marianne Coxon, storica dell’arte, ha descritto quello che vedeva nelle immagini: navi fantasma con i loro sartiami, paesaggi lunari, eruzioni vulcaniche, scene da Marte. Tutto ricavato dalla vernice scrostata di un autobus.
Mara: E non si è trattato solo di estetica. Zipser ha ricordato che The Ghost Bus è stato anche al centro di un progetto educativo sull’innovazione della didattica nelle arti visive, con attenzione particolare alle fasce giovanili più vulnerabili e ad alcune realtà in Africa.
Pip: La fine artista Pam Miller, con quarantaquattro anni di carriera e diciassette di insegnamento in scuole speciali, ha scritto di essere stata ispirata dall’approccio alla macrofotografia — e ha citato anche i lavori paralleli come Land Rover Mapping e la serie Lacer/actions.
Mara: Il creator digitale Ben Rawson ha documentato la serata con fotografie, contribuendo alla raccolta di reazioni positive. The Beestonian, rivista locale, ha titolato il suo resoconto “The Bus Stops Here” — sottolineando il legame ormai consolidato tra Beeston e questa ricerca visiva italiana.
Pip: Arte, pace, Africa, parlamento britannico, una rivista di quartiere e un autobus del 1965. Il perimetro di questo progetto è difficile da tracciare su una mappa.
Mara: Ed è esattamente questo il punto — l’arte come strumento di connessione non conosce confini geografici, e la serata di Beeston ne è stata la dimostrazione concreta.
Pip: Degrado che diventa arte, arte che diventa dialogo, dialogo che attraversa continenti. Il prossimo episodio ha molto da fare per tenere il passo.
Mara: Le connessioni costruite intorno a un oggetto dimenticato restano la storia più interessante da seguire.

