12 IMAGES DOCUMENTING CITY WALLS AS LIVING AND ARTISTIC MATTER: THE PHOTO SUMMER FESTIVAL GALLERY

 © Roberto Alborghetti – Close-up photography; this is not a digitally created, manipulated or enhanced image.– Scatto fotografico a distanza ravvicinata; non è un’immagine manipolata o creata digitalmente.

Here is the final gallery from the Photo Summer Festival 2026. I have gathered here 12 photographs that I shared over the past few months. They are all close-up or macro shots. Enjoy the viewing, and I hope these “summery” colors joyfully usher in the coming seasons.

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Ecco la galleria conclusiva del Photo Summer Festival 2026. Ho qui raccolto 12 immagini fotografiche che in questi mesi ho via via postato. Sono tutte foto riprese a distanza ravvicinata oppure in macro. Buona visione e spero che questi colori “estivi” possano aprire con allegria le porte alle nuove stagioni.

Ascolta (e leggi) il PODCAST

Pip: Roberto Alborghetti punta la fotocamera su un muro scrostato e ci chiede di vedere un quadro. E sai una cosa? Ha ragione.

Mara: Oggi parliamo di fotografia urbana, di degrado che diventa linguaggio visivo, e di un festival estivo che trasforma le strade di Roma, Barcellona, Bari e Londra in gallerie a cielo aperto.

I muri come materia viva e artistica

Pip: Il punto di partenza è una domanda precisa: cosa succede quando smettiamo di scorrere le immagini come fossero uno schermo e torniamo davvero a guardare i muri delle nostre città?

Mara: Il post di apertura del festival lo diceva con chiarezza: “I firmly believe that in urban decay, we can glimpse and see images — one might even say, paintings — that we would easily admire in the most renowned and prestigious modern art galleries.”

Pip: Il che significa che il materiale è già lì, sui muri, gratis. Lacerazioni, ruggine, crepe, graffi: tutto quello che di solito chiamiamo degrado, qui diventa superficie espressiva.

Mara: Ed è esattamente la logica del progetto LaceR/Actions, che fa da cornice a questo festival. Si tratta di una ricerca multidisciplinare sul deterioramento del paesaggio urbano — manifesti strappati, corrosioni, deterioramento naturale — che vengono catturati, trasferiti su tela, riprodotti su litografie o su seta. Finora sono state raccolte oltre 180.000 immagini in tutto il mondo.

Pip: Centottantamila immagini di muri. È un archivio monumentale, e allo stesso tempo è un argomento estetico: la città si auto-distrugge nei suoi messaggi e si auto-rigenera in elementi visivi nuovi.

Mara: Il festival estivo aggiunge una scelta cromatica deliberata: colori e scene che richiamano le tinte della bella stagione. Roma, Barcellona, Bari, Londra — una pioggia di colori che lava i muri lungo le strade. Ma il punto centrale resta che i muri sono, cito, “materia viva” in ogni stagione.

Pip: E l’invito concreto è rallentare. Non scorrere, non inquadrare in fretta: muovere gli occhi più lentamente su quello che già c’è.

Mara: È un gesto semplice, ma il post lo carica di senso: restituire attenzione a ciò che passa sotto gli occhi senza che ce ne accorgiamo. La fotografia ravvicinata è lo strumento, ma la posta in gioco è lo sguardo.

Pip: E quello sguardo, una volta allenato sui muri, difficilmente torna a scorrere come prima.


Mara: Il degrado urbano come linguaggio, la città come galleria permanente: sono idee che cambiano il modo in cui si cammina per strada.

Pip: La prossima volta che passi davanti a un muro scrostato, fermati. Potrebbe essere il prossimo post del festival.

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