LAB-YRINTH / DAY #4, SECOND CHALLENGE: FIND THE DIFFERENCES IN THE COLLAGE (IN 10 SECONDS ?)

ABOVE the original image of the Lab-yrinth (it is a detail of the work); BELOW the same image, but with some changes to be identified.

© Roberto Alborghetti – The Lab-yrinth Collage.

Here is the second challenge to play on the black and white platform of the Lab-yrinth collage. It is a very simple game: it involves identifying the changes that have been made on the original image of the Lab-yrinth (ABOVE). Everyone can give themselves a space of time in which to find the solution. From the tests already carried out on groups of students, the differences can be identified in a few seconds: there are those who have even succeeded in 10 seconds. So, have fun with Lab-yrinth collage!

© Roberto Alborghetti – The Lab-yrinth Collage in the “negative” version

THE LAB-YRINTH WEEK

The labyrinth has always fascinated the mind and eyes of human beings. It is an image of rare power, because it leads the human being along the paths of human existence, itself represented by intersections and intertwining paths and passages that place us every day in the face of the dilemma of choices and decisions.

The labyrinth is a constant reality of European rock art from the Mediterranean to the North Sea. First representations appeared in Europe in the second millennium B.C. , and then spread to the Caucasus, to countries in the East, such as India. We find drawings of labyrinths in the funerary scenes of pre-Indo-Germanic peoples. And it is a full part of Greek mythology, with Daedalus, great architect, sculptor, inventor, builder of the famous labyrinth of the Minotaur in Crete, at the center of stories of heroes, monsters and strategies which, like Ariadne’s thread, allow us to face and overcome complicated paths and find the way out.

ROBERTO ALBORGHETTI, LAB-YRINTH, 49,8 x 35 CM, Collage made of waste paper of decomposed publicity posters

With this collage – made up of small pieces of scrap paper from advertising posters, all strictly black and white – I also wanted to play building a labyrinth, in the space of a wooden tablet. I liked imagining the labyrinth as a place where I can move in full freedom and imagination, and therefore a workspace, where I can experience the new and design routes and routes that challenge the unknown.

This is why I called it lab-irinth, in the sense that this collage – as I created it and once it was created – spontaneously lent itself to becoming a sort of “laboratory” and being a tool and pretext for playing, doing activities, to give life and expression to the most diverse creativity, to the point of also being used as a graphic element of Fundiario, the school diary published last year in Italy by Funtasy Editrice.

This special “Lab-yrinth Week” will present some ways and forms of creative activities, starting with a video showing the images of the collage in black and white. Then, here’s how the same work – printed and reproduced on paper – can be used as part of the game, including teaching. Therefore, suggesting playful moments that revolve around the question: “Which paths can I take to reach the exit?”. Because the labyrinth is built precisely because it always offers a way out. It just asks us to… find it.

GIORNO #4 – 10 SECONDI PER TROVARE LE DIFFERENZE

Ecco la seconda sfida da giocare sulla piattaforma bianca e nera del collage Lab-irinto. È un gioco molto semplice: si tratta di individuare le modifiche che sono state effettuate sull’immagine originale del Lab-irinto. Ognuno può darsi uno spazio di tempo in cui trovare la soluzione. Dai test già effettuati su gruppi di studenti, si possono individuare le differenze in pochi secondi: c’è chi è riuscito anche in 15 secondi. Dunque, buon divertimento con Lab-irinto!

LAB-IRINTO / IL GIOCO-COLLAGE PER TROVARE UNA VIA D’USCITA

Il labirinto da sempre affascina la mente e gli occhi degli esseri umani. È un’immagine di rara potenza, perché porta l’essere umano nei percorsi dell’esistenza umana, essa stessa rappresentata da incroci ed intrecci di vie e passaggi che ci pongono ogni giorno di fronte al dilemma delle scelte e delle decisioni.   

Il labirinto è realtà costante dell’arte rupestre europea dal Mediterraneo sino al Mare del Nord. Prime raffigurazioni apparvero in Europa nel II millennio a.C. , per poi diffondersi nel Caucaso, nei Paesi ad Oriente, come l’India. Troviamo disegni di labirinti nelle scene funerarie dei popoli pre-indogermanici. E fa parte a pieno titolo della mitologia greca, con Dedalo, grande architetto, scultore, inventore, costruttore del celebre labirinto del Minotauro a Creta, al centro di storie di eroi, mostri e strategie che, come il filo di Arianna, consentono appunto di affrontare e superare percorsi complicati e trovare la via d’uscita.

Con questo collage – composto con piccoli pezzi di carta straccia di manifesti pubblicitari, tutti rigorosamente di colore bianco e nero – ho voluto anch’io giocare a costruire un labirinto, nello spazio di una tavoletta di legno. Mi è piaciuto immaginare il labirinto come un luogo dove potermi muovere in piena libertà e fantasia, e dunque uno spazio di lavoro, dove sperimentare il nuovo e progettare tragitti e diramazioni che sfidano l’ignoto.

Per questo l’ho chiamato lab-irinto, nel senso che questo collage – man mano lo creavo e una volta creato – si è prestato, spontaneamente, a diventare come una sorta di “laboratorio” ed essere strumento e pretesto per giocare, fare attività, dare vita ed espressione alle più diverse creatività, fino ad essere utilizzato anche come elemento grafico di Fundiario, il diario scolastico pubblicato in Italia da Funtasy Editrice. Questa speciale “Settimana Lab-irinto” presenterà alcuni modi e forme di attività creative, a partire da un video che propone le immagini del collage in bianconero. Poi, ecco come la stessa opera – stampata e riprodotta su carta – può essere utilizzata nell’ambito del gioco, anche didattico. Dunque, suggerire momenti ludici che ruotano attorno alla domanda: “Quale vie posso percorrere per giungere all’uscita?”. Perché il labirinto è costruito proprio perché offre sempre una via d’uscita. Ci chiede soltanto di…trovarla.

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