Advertisements and posters have always provided material and inspiration for modern art. Some artists removed sections of posters from billboards and then glued them onto canvas, with very interesting effects. I believe the deterioration of outdoor paper advertising can emerge and transform into another language through photography and close-up photography. This is the purpose of LaceR/Actions. It is a multidisciplinary research project on the signs, degradation, and deterioration of the urban landscape, particularly the apparent chaos of deteriorated paper on billboards and displays. So far, I have collected over 180,000 images. Captured by the camera and transferred to canvas, reproduced on lithographs or fabrics (such as pure silk), or scanned into a video clip, the details of the decomposed and torn posters give new life to the paper. In the decomposed and torn advertisements, the “discarded” city is recognizable, self-destructing in its messages, self-regenerating, and reproducing itself in new visual elements, often contradictory, dissonant, and discordant, but nonetheless surprisingly vital. http://www.robertoalborghetti.com
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La pubblicità e i manifesti pubblicitari hanno sempre fornito materia ed ispirazione all’arte moderna. C’è chi asportava parti di manifesti dai tabelloni pubblicitari e poi li incollava su tela. Con effetti molto interessanti. Penso che il degrado della pubblicità cartacea all’aperto può emergere e trasformarsi in un altro linguaggio attraverso la fotografia e la fotografia ravvicinata. Come è la finalità di LaceR/Actions”: è un progetto-ricerca multidisciplinare sui segni, sul degrado e sul deteriomento del paesaggio urbano, in particolare sull’apparente caos di carte deteriorate dei cartelloni pubblicitari e display. Finora ho raccolto più di 180.000 immagini. Impressionati dalla macchina fotografica e trasferiti su tela, riprodotti su litografie o tessuti (come la seta pura), o scansionati in un videoclip, i dettagli dei manifesti decomposti e strappati danno nuova vita alla carta. Nelle pubblicità decomposte e lacerate è riconoscibile la città “scartata”, che si autodistrugge nei messaggi, si autorigenera e si autoriproduce in nuovi elementi visivi, spesso contraddittori, dissonanti, discordanti, ma comunque sorprendentemente vitali. http://www.robertoalborghetti.com
